2014

http://www.bistrotdevenise.com/vigne-ritrovate-2/

http://divini.corriere.it/2014/01/01/le-vigne-perdute-e-ritrovate-di-venezia/

http://www.intravino.com/grande-notizia/venezia-e-il-suo-vino-come-difficile-mettere-daccordo-la-laguna-nel-bicchiere/

http://ricerca.gelocal.it/nuovavenezia/archivio/nuovavenezia/2014/10/11/NZ_53_01.html

2013

http://www.slowfood.it/slowine/tra-vigne-ritrovate-e-vini-della-laguna-veneziana/

http://www.gamberorosso.it/news/item/1018535-vigne-a-venezia-il-terroir-dove-meno-te-lo-aspetti

http://www.ilridotto.info/en/content/laguna-nel-bicchiere-unaltra-venezia-%C3%A8-possibile

http://www.winenews.it/news/31809/al-progetto-le-vigne-di-venezia-che-riunisce-tre-archeologi-e-pionieri-della-vite-venissa-bisol-orto-di-santerasmo-thoulouze-la-laguna-nel-bicchiere-le-vigne-ritrovate-franceschet-il-premio-masi-civilt-del-vino-n-32-il-5-ottobre

2011

Alajmo NEWS 12/05/2011 Venezia, capitale mondiale del vino… e non solo
http://www.alajmo.it/dett.asp?id_doc=28807&lingua=ita

http://www.ostemaurolorenzon.it/index_file/Page1226.htm

http://www.scuolelidopellestrina.gov.it/lostrillone/esperienze-a-scuola/117-laguna-nel-bicchiere

 

La passione dei frati e il vino di Venezia
Una storia che parte da lontano. E che oggi è tornata di moda

Venerdì 23 dicembre 2011, pag. 30 La nuova venezia edizione nazionale

In principio fu la passione dei frati, Carmelitani Scalzi e Francescani soprattutto. Il resto lo mettevano il connubio tra terra e laguna, il sole e il clima delle le isole: Mazzorbo, Giudecca, San Michele, Sant’Elena. Nel sestiere di Castello, attorno a un’antica chiesa in origine dedicata a San Marco, l’intensa presenza di vigneti diede addirittura il nome a una parrocchia, poi dedicata a San Francesco: San Francesco della Vigna, appunto. Quei vigneti, appartenuti alla famiglia Ziani e poi passati ai Francescani Minori, erano i più estesi di Venezia già nel tredicesimo secolo. Facile immaginare come fosse, allora, il vino che se ne ricavava. Oggi, che la qualità richiesta è decisamente superiore, c’è chi si ricollega alla storia per una sfida: ri-produrre il vino della laguna. Una sfida non solo con il territorio e la tradizione, ma anche tra vignaioli e vinificatori. Prodotti, qualità, quantità, ma anche filosofie diverse. L’associazione culturale “Laguna nel bicchiere, le vigne ritrovate” – sodalizio fondato da Flavio Franceschet, dall’oste Mauro Lorenzon, da Cesare Benelli (trattoria Al Covo) e dall’enologo Gian Antonio Posocco – è partita nel 2009 da una serie di esperienze didattiche in alcune scuole elementari e medie veneziane che hanno praticato vendemmie e vinificazione nei conventi e nelle isole. Lo scopo del sodalizio è quello di scoprire e recuperare le vigne abbandonate di enti ed ex conventi per farle rinascere con gli antichi sapori dei vini tradizionali non trattati coi lieviti. L’associazione fa scambi di vini: con il convento degli Scalzi il “Misto Vigna”, anche con moscato bianco; con San Francesco della Vigna cabernet, merlot e fragolino, con il monastero di Sant’Elena un rosato. «Noi invece – spiega Franceschet – mescolando malvasia d’Istria, Dorona, Prosecco, Resling e Vermentino produciamo “In vino Veritas – bianco salso di San Michele”.

Alla Giudecca in accordo con Cipriani e Ire, dove abbiamo recuperato le vigne abbandonate, con merlot, cabernet, carmenere e lambrusco Marani produciamo il “Rosso Gneca le Zitelle fertili”». E ancora, tra le “chicche” veneziane, il Raboso e la Dorona di Gastone Vio (storico produttore che ha le viti più vecchie del territorio), il Fragolino del Giardinetto di Ruga Giuffa e quello dell’antiquario di Barbaria de le Tole.

Sulla tradizione e sul marketing ha puntato invece Gianluca Bisol, produttore di Prosecco dei colli trevigiani, che a Mazzorbo ha rilanciato la tenuta comunale Scarpa Volo e piantato il vitigno autoctono Dorona con il marchio”Venissa”, ispirato all’antica vigna murata dell’isola. A febbraio saranno pronte le prime bottiglie della collezione di 4.880, già acquistabili con un’opzione relativa al terzo lotto che dà diritto all’acquisto di 6 bottiglie al prezzo di 399,30 euro.

Chi invece fa tutto dà sè e ha fondato l’unica cantina della laguna, è Michel Thoulouze, ex amministratore delegato di Tele Più in Francia, che qualche anno fa si è innamorato di Sant’Erasmo, ha comprato un terreno e un paio di case abbandonate e ha creato una tenuta che produce ogni anni 18mila bottiglie di un bianco con etichetta “Orto” di Venezia, prodotto per la maggior parte con uve di Malvasia Istriana, “macchiate” da Vermentino e Fiano. Thoulouze si è fatto consigliare da alcuni amici esperti vignaioli della Borgogna, si fa aiutare da qualche contadino di Sant’Erasmo, impiega metodi naturali e a un enologo («Gli enologi tendono a uniformare isapori», spiega) ha preferito un agronomo che desse vita a un sistema di coltivazione unico, nel cuore della laguna. E il marchio di Venezia funziona.

Daniela Ghio

2010

http://www.ecodibergamo.it/videos/video/1003394/

http://ortolanodilaguna.blogspot.it/