Dante in Vigna

Domenica 30 ottobre, in vigna di San Michele, il Professor Giorgio Battistella ci ha spiegato e recitato passi scelti dalla Divina Commedia relativi al tema dell’uva, della vendemmia e del vino e a Venezia.

L’incontro si è concluso con la recita della poesi San Martino di Giosuè Carducci e con i famosi versi danteschi sull’Arsenale di Venezia (l’arzanà de’ Veniziani).

Riepilogando, il prof. Battistella ci ha fatto notare che il vino viene citato più volte nel Purgatorio e nel Paradiso e mai nell’Inferno perché veniva considerato una bevanda benefica riservata agli spiriti più nobili.

 

Passi dalla Divina Commedia:

Paradiso, Canto XII, versi 106-114

Quante ’l villan ch’al poggio si riposa,
nel tempo che colui che ’l mondo schiara
la faccia sua a noi tien meno ascosa,                         

come la mosca cede alla zanzara,
vede lucciole giù per la vallea,
forse colà dov’e’ vendemmia e ara

di tante fiamme tutta risplendea
l’ottava bolgia, sì com’io m’accorsi
tosto che fui là ’ve ’l fondo parea.

Quante sono le lucciole che il contadino,
quando si riposa sulla collina nella stagione (estate)
in cui il sole tiene meno nascosta a noi la sua faccia,

nell’ora (la sera) in cui la mosca lascia il posto alla zanzara,
vede giù nella valle
dove egli vendemmia e ara;

altrettante fiamme risplendevano
nella VIII Bolgia, come io vidi
non appena fui là da dove il fondo era visibile.

Inferno, Canto XXVI, versi 25-33

Se tal fu l’una rota de la biga
in che la Santa Chiesa si difese
e vinse in campo la sua civil briga,                            

ben ti dovrebbe assai esser palese
l’eccellenza de l’altra, di cui Tomma
dinanzi al mio venir fu sì cortese.                                

Ma l’orbita che fé la parte somma
di sua circunferenza, è derelitta,
sì ch’è la muffa dov’era la gromma*.

Se una ruota del carro
con cui la Santa Chiesa si difese
e vinse la sua battaglia interna contro le eresie fu tale,

dovresti capire facilmente
l’eccellenza dell’altra (san Francesco), di cui Tommaso
parlò così cortesemente prima del mio arrivo.

Ma il solco tracciato dalla parte superiore
della ruota è ormai abbandonato,
tanto che c’è muffa dove prima c’era gromma* (c’è il male al posto del bene).

*gromma: incrostazione lasciata dal vino sulle pareti interne delle botti (ritenuta prova della buona qualità del contenuto).

Purgatorio, Canto XV, versi 118-123

Lo duca mio, che mi potea vedere
far sì com’om che dal sonno si slega,
disse: «Che hai che non ti puoi tenere,

ma se’ venuto più che mezza lega
velando li occhi e con le gambe avvolte,
a guisa di cui vino o sonno piega?».

Il mio maestro, che mi vedeva
simile a un uomo che esce poco alla volta dal sonno,
disse: «Che cos’hai, che non ti reggi in piedi

e hai camminato per più di mezza lega (per molta strada)
con gli occhi velati e le gambe impacciate,
come qualcuno gravato dal vino o dal sonno?»

Paradiso, Canto XII, versi 85-87

In picciol tempo gran dottor si feo;
tal che si mise a circuir la vigna
che tosto imbianca, se ‘l vignaio è reo.

In breve tempo diventò un grande esperto di teologia
a tal punto che iniziò subito a custodire la vigna di Cristo (la Chiesa),
che diventa presto secca se il vignaiolo trascura il suo dovere.

Purgatorio, Canto XXV, versi 76-78

E perché meno ammiri la parola,
guarda il calor del sole che si fa vino,
giunto a l’omor che de la vite cola.

E affinché tu ti stupisca meno delle mie parole,
pensa al vino che è prodotto dal calore del sole
unito all’umore che cola dalla vite.

San Martino

La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

Arsenale di Venezia

Inferno, Canto XXI, versi 7-15

Quale ne l’arzanà de’ Viniziani
bolle l’inverno la tenace pece
a rimpalmare i legni lor non sani,

ché navicar non ponno – in quella vece
chi fa suo legno novo e chi ristoppa
le coste a quel che più viaggi fece;

chi ribatte da proda e chi da poppa;
altri fa remi e altri volge sarte;
chi terzeruolo e artimon rintoppa;

Come nell’Arsenale dei Veneziani
d’inverno bolle la pece viscosa
per riparare le loro navi danneggiate,

poiché non possono navigare
intanto alcuni costruiscono uno scafo nuovo e altri riparano
le fiancate alle navi che fecero molti viaggi in mare;

alcuni battono i chiodi da prora o da poppa;
altri riparano i remi e avvolgono le sartie;
altri rappezzano il terzerolo e l’artimone